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Coxartrosi: terapia conservativa e chirurgica per l’artrosi dell’anca

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L’artrosi dell’anca, nota anche come coxartrosi, è una patologia degenerativa destinata a peggiorare nel tempo. Causa lesioni progressive della cartilagine articolare che tende ad assottigliarsi sempre più.

Con la perdita della cartilagine l’osso subcondrale si altera, le dimensioni della testa del femore e della capsula acetabolare aumentano deviando, mentre tendini e legamenti si modificano. I capi articolari, non più supportati dalla cartilagine, sfregano tra loro provocando dolore e compromettendo la funzionalità dell’articolazione. Può verificarsi l’accorciamento e deformità della gamba colpita, l’atrofia della coscia. Dalla rigidità, a lungo andare, si rischia l’invalidità.

L’anca è la più grande articolazione del corpo umano: serve a garantire stabilità, mobilità ed equilibrio. L’artrosi all’anca colpisce prevalentemente anziani ma anche giovani.

Come ritardare o prevenire questa patologia? Quali sono le cure attualmente disponibili? Perché la chirurgia mini invasiva è definita la terapia più efficace in caso di artrosi all’anca invalidante?

Coxartrosi: cause e fattori di rischio

Le principali cause responsabili dell’artrosi all’anca sono:

  • Processo degenerativo dovuto all’invecchiamento (dai 65 anni in poi);
  • Lesioni provocate da sforzi e microtraumi ripetuti (determinati sport o attività lavorative);
  • Traumi diretti, infortuni, incidenti;
  • Anomalie dell’articolazione per fattori genetici o ereditari.

Tra i fattori di rischio (spesso elencati come vere e proprie cause) ritroviamo sovrappeso, obesità, posture scorrette, sedentarietà.

Sintomi e complicazioni

Allo stadio iniziale, la coxartrosi si manifesta con un dolore lieve ma costante localizzato nella zona inguinale (parte anteriore della coscia, lato interno), mal di schiena, articolazione che scricchiola durante i movimenti.

Col passare del tempo, si avverte una sensazione di rigidità, difficoltà a camminare. La situazione peggiora e il soggetto non riesce più ad eseguire i movimenti di routine. Sopraggiungono gravi limitazioni di deambulazione fino ad arrivare all’infermità totale.

La situazione più grave è data dalla coxartrosi bilaterale che va a colpire entrambe le anche.

Terapia conservativa nei casi non gravi di coxartrosi

Una volta diagnosticato il livello di gravità dell’artrosi attraverso l’iter diagnostico (visita, esame obiettivo, radiografia, TAC, Risonanza Magnetica Nucleare), il medico valuterà la terapia più adeguata che, in gran parte dei casi, è conservativa.

Per contrastare dolore, infiammazione e limitazione funzionale, lo specialista prescriverà:

  • FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) e analgesici;
  • Condroprotettori;
  • Infiltrazioni con corticosteroidi;
  • Utilizzo di un tutore anca o, nei casi più gravi, di una o due stampelle;
  • Fisioterapia ed esercizi terapeutici specifici.

Se il paziente è in sovrappeso, gli verrà consigliata una dieta dimagrante ed appropriata (ricca di vitamina A, C. K, B12, Omega 3  e povera di proteine animali). E’ importante mantenersi in movimento, praticare un’attività fisica regolare ed appropriata, a basso impatto (camminata, cyclette, esercizi di rinforzo muscolare).

Perché la protesi anca mini invasiva è considerata la ‘via’ migliore

Quando la terapia conservativa risulta insufficiente ad attenuare i sintomi, quando dolore e gravi limitazioni funzionali rendono la patologia invalidante, l’intervento chirurgico è inevitabile.

La chirurgia mini invasiva per l’impianto di una protesi anca è la ‘via’ più sicura, l’unica terapia risolutiva nei casi gravi di coxartrosi. Cartilagine e osso danneggiati vengono rimossi e sostituiti con una protesi di dimensioni più piccole rispetto a quella tradizionale eppure più resistente. Grazie a questa protesi la funzionalità articolare viene ripristinata con successo nel 95% dei casi consentendo ai pazienti non solo di recuperare una vita normale ma anche di praticare determinati sport (a basso impatto).

Con la tecnica mini invasiva tutto si riduce: durata dell’intervento e tempi di recupero, traumi, incisione, perdita ematica, rischi post-operatori (lussazione, infezione), somministrazione di antidolorifici, attrito fra gli elementi della testa femorale e acetabolo.

Preserva al massimo la parti sane, conserva gran parte del collo femorale, strutture periarticolari, nervi, vari. Muscoli, cartilagine, massa ossea vengono divaricati, non incisi. La protesi ad ancoraggio biologico viene fissata all’osso. Dura 20-25 anni ma potrebbe durare anche di più (fino a 30 anni).

Il protocollo Fast Track prevede tempi dimezzati di ospedalizzazione (3 giorni), riabilitazione (7-10 giorni) e recupero (2-4 settimane dall’intervento). Nelle prime ore successive all’intervento o il giorno seguente, si procede con la mobilizzazione passiva e attiva dell’articolazione per riattivare subito la muscolatura e ridurre il dolore.

Protesi anca mini invasiva sempre più personalizzata

La protesi anca mini invasiva, come spiegato in questo sito, risulta necessaria non solo per la coxartrosi invalidante ma anche in caso di conflitto femoro-acetabolare, artrite reumatoide e necrosi avascolare, osteoporosi. E’ composta da 3 elementi: testina in ceramica posta su uno stelo metallico e cotile (o coppa metallica) che sostituiscono, rispettivamente, testa del femore compromesso e cartilagine usurata, più un inserto in ceramica che serve da superficie di scorrimento, da inserire tra testina e cotile.

La protesi anca mini invasiva viene realizzata con materiali evoluti, molto resistenti e biocompatibili: titanio, ceramica, polietilene con vitamina E, tantalio. La sua durata non dipende soltanto dai materiali ma anche dalla precisione con cui viene disegnata e dall’abilità con cui il chirurgo la posiziona durante l’intervento. Per la protesi anca esistono, attualmente, due tecniche di alta precisione che permettono al superspecialista di disegnare la protesi su misura: Femur First e OsiriX.

Tecnica Femur First

Femur First (ndr: il femore, innanzitutto) rappresenta una tecnica di precisione nella progettazione della protesi anca. E’ stata adottata, per la prima volta in Italia, dal Prof. Guido Grappiolo nel 2010. Ricorre a questa tecnica il chirurgo super specializzato nel campo della chirurgia mini invasiva che intende sviluppare una protesi su misura del paziente per un intervento di artroplastica mirato a risolvere definitivamente la coxartrosi invalidante.

Più precisamente, la Femur First è una tecnica di navigazione: permette al chirurgo di lavorare con la massima accuratezza e precisione per orientare al meglio le componenti protesiche. L’obiettivo è ridurre quanto più possibile il rischio di usura e lussazione della protesi stessa. Ciò che la rende più anatomica è l’angolo di lavoro tra porzione acetabolare e femorale. Prima si lavora sul femore, poi sull’acetabolo.

Un calcolo più preciso della lunghezza finale dell’arto consente, oltretutto, di ridurre ulteriormente le dimensioni della protesi e di rendere le due gambe uguali in termini di lunghezza.

Coxartrosi: protesi anca disegnata da OsiriX

Se si parla di precisione, la nuova frontiera OsiriX va oltre la Femur First.

OsiriX è un software e anche qualcosa di più. È un dispositivo medico di classe II approvato da FDA in conformità alla europea 93/42/CEE.

Tutto parte da questa idea rivoluzionaria: la chirurgia deve adeguarsi al paziente, non il contrario. Ognuno di noi è un essere unico e come tale va trattato.

Il software OsiriX Dicom Viewer è un vero e proprio ‘sarto’ del corpo umano: in fase pre-operatoria, consente di disegnare su misura la protesi destinata al paziente ricostruendo in 3D la geometria articolare ideale dell’anca con precisione millimetrica.

In che modo viene progettata? In base alla radiografia del paziente, studiando la sua struttura articolare e l’anatomia, il chirurgo sceglie il modello e le dimensioni della protesi più adeguati.

I templates (lucidi trasparenti) dei modelli protesici principali vengono sovrapposti alle lastre RX del bacino: in tal modo, è possibile progettare al millimetro la protesi anca ideale per il singolo paziente.

OsiriX gestisce immagini radiografiche DICOM d’ogni sorta (risonanza magnetica, TAC, PEC). Le modalità di rendering fornite dal visualizzatore 3D sono le più moderne: dalla ricostruzione multiplanare alla proiezione di massima intensità, di volume o superficie.

Per ora, OsiriX viene utilizzato per disegnare esclusivamente la protesi anca mini invasiva.

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